Cos’è la Biodanza nell’Era Digitale

Essendo felicemente mamma da 17 anni, ho potuto, ahimè, assistere all’evoluzione generazionale fondata sulla tecnologia. Già dalla tenera età dei 7/8 anni, con l’arrivo del Nintendo e vari videogiochi, si cominciava ad assistere ad una inversione di tendenza. Frequentando amici con figli della stessa età, si poteva notare da subito come i nuovi cuccioli non avessero più la possibilità e la predisposizione a saltare con la corda, a giocare col lego, all’elastico, a carte, ad un gioco in scatola, a fare un puzzle, colorare, dipingere, leggere un libricino, neanche più 2 tiri al pallone diventavano un diversivo allettante. Ore e ore trascorse immersi nei videogiochi, completamente estraniati dalla realtà, dove il richiamo per andare a tavola suonava come disturbo e distrazione; alla regola “ora basta”, li vedevi persi sul divano con facce attonite, neanche più in grado non solo di giocare insieme ma neanche di parlare tra di loro. Sguardi persi aleggiavano nei salotti, silenzi incomprensibili che si spezzavano solo rientrando in una scatola parlante, magari con un film o un cartone animato.

Nel 2007 il mondo cambia ancora, quando Steve Jobs dà vita allo smartphone, il più affascinante degli strumenti di comunicazione, con il quale, nel palmo della tua mano, puoi parlare, scrivere, vedere, condividere, riprendere, acquistare, vendere e mille altre cose, laddove, fino a poco più di 100 anni fa, il sistema di comunicazione più utilizzato insieme al telegrafo era il piccione viaggiatore. Così, la “malattia” oggi è virale: i “nuovi” bambini nascono già con una predisposizione cerebrale al mondo virtuale e ancor prima di muovere i primi passi sanno già far scorrere le immagini sul cellulare. Anche il mondo dei giocattoli si e’ trasformato, non si usano più macchinine, soldatini e bambole, e al ristorante per mangiare tranquilli non dai più al bimbo il mazzo di chiavi che suona, ma vai diretto allo smartphone. Ed ecco che sin da piccolissimi, dove si costruisce e si mettono le basi della vita futura, ci si tuffa totalmente in un mondo privo di una vita tangibile, in cui emozioni, sensazioni, valori e sentimenti che passano attraverso il corpo non vengono vissuti. A cosa può portare tutto ciò?  A due mancanze fondamentali: il rispecchiamento emotivo, ossia il guardarsi negli occhi e rispecchiarsi nell’altro, che serve per crescere, conoscersi ed imparare a comprendersi; e la comunicazione corporea, fisica e non virtuale, dove e’ la realtà che viene vissuta e non un’immagine proiettata in una scatola.

Ma come potrebbero i nostri giovani fare diversamente, e conoscere e gustare tutto ciò che non sanno neanche esistere? Anche noi adulti siamo completamente plagiati e intaccati da questa nuova era tecnologica, ma per lo meno i nati prima degli anni 2000 hanno conosciuto nascondino, rialzo, ce l’hai, strega comanda color, le gommine del Mulino Bianco, Risiko, Monopoli, il telefono senza fili… Il piacere di scrivere una lettera al fidanzato, il darsi l’appuntamento per parlarsi e incontrarsi, il prendere dei libri in prestito in biblioteca con il suo magnifico profumo,  l’andare a casa dell’amica con la febbre per passarle i compiti; oggi tutto questo lo fai con lo smartphone. Si, con grande facilità e velocità, ma quanta vita non vissuta! 

Non solo, poiché, contestualmente a tutto ciò, c’e’ un altro il fenomeno che stravolge la maniera di vivere il quotidiano: il social network. Tra il 2002 e il 2003 nasce LinkedIn, nel 2004 Facebook, nel 2006 arriva Twitter fino al più recente Instagram.  Ed ecco che attraverso questi si costruiscono relazioni sociali e si interagisce attraverso linguaggi compressi, e non ad immagini fisse o in movimento. La ricerca di interazione con il proprio pubblico di amici o followers è dunque la molla che spinge ogni tipo di comunicazione di tipo dialogico. Si sviluppa così una scrittura digitale, percepibile tramite la vista senza compresenza fisica, e ci si esprime attraverso una punteggiatura marcata o con mezzi grafici come Emoticons e gif animate, e poi links, hashtags e flussi di conversazioni abbreviate, alla ricerca costante di visibilità nel tentativo di emergere. Oltretutto, si instaurano dialoghi istantanei non semplicemente pensati e ragionati, ma nati per esprimere emozioni forti ed immediate. Ormai ci si fidanza e ci si lascia su WhatsApp, ci si discute per ore, magari per incomprensioni digitali, quando i toni degli interlocutori, filtrati dalla nostra interpretazione personale, vengono poi fraintesi. Se non hai un profilo social, non sei nessuno: la nascita dei social media aveva lo scopo di far conoscere persone mettendole in comunicazione, però col passare del tempo si è perso questo obbiettivo, e avere un profilo è diventato più che altro un modo per far sapere a tutto il mondo che esisti e cosa stai facendo in quel momento.

Sicuramente i social hanno portato una grande innovazione dandoci la possibilità di connetterci gli uni agli altri, di documentare e di documentarci, ma hanno anche contribuito ad una chiusura della mente sviluppando l’estrema solitudine. C’è la perdita totale della realtà, che deriva dal passare la vita in rete, sentendosi più accolti e sicuri. Dietro ad uno schermo ci si sente liberi di dire qualunque cosa senza curarsi delle conseguenze a volte letali. Un esempio ne e’ il cyberbullismo, che ha portato e può portare in casi estremi al suicidio. Come mai allora, nonostante ci siano molti aspetti negativi, i social hanno ricevuto molto consenso? Forse perché la rete è il luogo dove non si è controllati e dove ci si può svagare. Pensare di essere liberi dà il coraggio, soprattutto ai giovani ma non solo, di ignorare i pericoli, ed è questo uno dei più grandi errori. Quella che sembra libertà in realtà è una gabbia molto grande, talmente grande che l’uomo non ne vede nemmeno i contorni e crede perciò di non esserne prigioniero!

Ogni scoperta e innovazione tecnologica presenta sempre insieme a vantaggi e nuove possibilità anche delle perdite e degli svantaggi. Si è venuta a creare una vera e propria “dipendenza tecnologica”, una “distorsione della realtà'”, soprattutto nei giovani, con gravi conseguenze sul benessere psicofisico, portando ad un grande stato di sofferenza, spesso inconsapevole! Ed ecco che, se partecipi ad un gruppo di Biodanza, potrai conoscere una nuova realtà, incontrando persone nuove e avere relazioni umane dal vivo. Farai parte di un gruppo in cui nascerà un vincolo affettivo, il quale non sarà nulla di limitante ma, anzi, ti permetterà di sentirti davvero libero di esprimerti e muoverti senza alcun giudizio. In questo ambiente protetto potrai scoprire veramente chi sei e conoscerti sempre di più, imparando ad essere te stesso al 100% in ogni circostanzaCi sarà la possibilità di connettersi alla vita nella sua autenticità senza il wifi, e la connessione sarà ancora più forte e veloce. Ci saranno momenti per danzare da soli, a due o in gruppo. Attimi di gioco spensierato e momenti di rilassamento profondo dopo una giornata di studio o lavoro intenso.

A Milano, ma anche in tutte le altre regioni, cerca il corso più vicino, e, se ti capita di andare a lavorare o studiare all’estero, cogli l’occasione per fare un’esperienza internazionale!

 

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